“Due pirati come noi” il ricordo di Cinzia Ghigliano, illustratrice

dicembre 4, 2018
by redazione librì

Torna disponibile nei Collilunghi, con una nuova veste grafica e un nuovo titolo, la storia scritta da Guido Quarzo e illustrata da Cinzia Ghigliano, che con delicatezza racconta ai nostri giovani lettori la sindrome di Down.

Si chiamava “Il mare in una stanza”,
ora è diventato “Due pirati come noi”.

“Mi piace molto la nuova grafica della copertina – dice Cinzia Ghigliano, che  ha messo a disposizione di Librì la sua sensibilità e la sua esperienza come illustratrice –  è pulita, essenziale. Ricordo quando Cristina Zannoner mi contattò per questo lavoro. Con Guido Quarzo passammo una giornata in un centro che ospitava ragazzi disabili a Firenze [ Associazione Trisomia 21 ONLUS. NdR]. Fu un’esperienza intensa, ed è stata fondamentale per capire come si relazionano, come si muovono, quali sono le loro caratteristiche, le abitudini, gli scarti improvvisi, è stata necessaria e utilissima per riuscire a raccontare e disegnare dei bambini che non fossero caricature di se stessi né creare immagini distorte dell’infanzia”.

“Dovevo riuscire a trasmettere il significato profondo di questa storia, un racconto semplice e vero di scoperta, di amicizia, di avventura, genuino, senza costruzioni ma anche senza falsi buonismi e omissioni”.

“La ricerca, prima di mettermi a lavorare su questa storia – continua Cinzia – è stata lunga e accurata. L’intento era quello di catturare espressioni, atteggiamenti, pensieri e attimi di vita quotidiana senza forzare”.

“Ho sfogliato, guardato, scaricato, studiato tantissime fotografie e molti video. L’idea di fondo era di riuscire a trasmettere allo sguardo di un bambino il senso della diversità come caratteristica non esclusiva. Massimiliano, il bimbo con la sindrome di Down della storia, è un bambino che sprizza entusiasmo, ha i suoi angoli bui, esplode in abbracci affettuosi, è trasparente e sensibile. E’ un bel bambino, tenero, ma con un suo carattere. Leo, che diventerà suo amico, ha altre caratteristiche. Assieme, al di là dei preconcetti iniziali, troveranno un loro equilibrio, un loro linguaggio”.

“Ho cercato di entrare nello sguardo dei bambini, nel loro mondo magico, nel loro modo di guardare la realtà e nella loro capacità di andare altrove. L’amico immaginario del racconto non poteva che essere un pirata di stampo classico. Doveva essere immediatamente riconoscibile, riportabile al loro immaginario. Un pirata con la benda sull’occhio, grande, possente, con una lunga barba. Io inizialmente l’avevo pensato con una lunga barba rossa ed è stato proprio Guido – chissà se lo ricorda – a dire che no, la barba del suo pirata era nera”.

 

“Quando parlo del mio lavoro agli studenti dico spesso che uso poco la tecnologia e sono solita suddividermi le pagine a mano, con colla, forbici, colori per decidere che spazio dare alle illustrazioni, che cosa disegnare in quella determinata pagina. Creo impaginati “ad appiccico” dico io”.

“Ogni pagina di questo libro è stata pensata, pesata, sentita”.

“Ci ho lavorato per circa quattro mesi, Massimiliano e Leo hanno fatto parte della mia vita, raccontarli con il tratto e i colori mi ha lasciato con una tenerezza in più nei confronti di questi bambini, fragili e straordinari, capaci di sorprenderci, quando vengono stimolati, quando non vengono isolati. Ognuno a modo suo, ognuno per le sue capacità e con i suoi talenti”.

Mi capita spesso di pensare alla forza dei genitori, alle loro paure, legate al “quando non ci saremo più noi”. Per fortuna, almeno tra bambini, possono abbattere le barriere e superare le paure, anche grazie a un amico immaginario, un grande pirata”.

 

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