Otto parole per stare bene: la campagna educativa con AIRC

dicembre 18, 2018
by redazione librì

Ricerca –  Cellula – Cura – Ambiente – Alimentazione
Movimento – Dono – Futuro

Sono queste otto parole, selezionate dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) a guidare i bambini in un viaggio che li porta a conoscere i punti chiave della missione di questa storica Associazione esplorando alcuni concetti importanti per la salute di tutti, con un’attenzione particolare alla ricerca sul cancro.

Parole speciali e quotidiane, che fanno parte in modo più o meno esplicito anche di ciò che ci si attende che gli alunni imparino; parole trasversali alle varie discipline, dalla cellula (nel programma di scienze) all’ambiente (nel programma anche di cittadinanza e costituzione), dalla cura al dono…

 

Otto parole come otto stelle.

Una “costellazione” importante da conoscere, da seguire, cui indirizzare lo sguardo per non perdere la rotta, per stare meglio. Questa, in fondo, è stata l’immagine, questo è stato il concetto che ci ha portato poi a realizzare quattro anni fa la campagna “Una costellazione luminosa. Le parole di AIRC per stare bene” che è giunto alla quarta edizione con oltre 13.000 kit consegnati alle scuole e ha raggiunto oltre 300mila bambini.

Sotto l’occhio amorevole e attento di Cristina Zannoner e la consulenza scientifica di Daniela Ovadia di Airc, sono quindi stati scritti i testi da Manuela Salvi e Beniamino Sidoti, realizzate le immagini da Francesco Fagnani.

Per ogni parola abbiamo inserito spunti e attività da fare in classe, con indicazioni sulle discipline potenzialmente interessate e sulla durata complessiva dei laboratori.

Consapevoli e attenti al target di riferimento e convinti che si impari molto più dalla pratica che dalla teoria, abbiamo pensato di coinvolgere i bambini anche con un concorso a premi per le classi, scegliendo di lavorare ulteriormente sul “dono”.

 

Donare è una parola bellissima.

Non è “dare” ma “partecipare”, aderire a una causa fornendo idee, tempo e anche soldi. Parlarne insieme in classe non serve solo a trovare idee più efficaci, ma anche a capire come in futuro ognuno potrà coltivare le proprie idee e passioni, e partecipare alla cosa pubblica; è un esercizio di democrazia e non una campagna promozionale.

Ma come, il concetto stesso di concorso non va forse in contraddizione con i principi di non discriminazione, uguaglianza, empatia, cura e attenzione, penserete. In realtà “La scatola generosa” – questo è il nome del concorso – fa parte di un processo di restituzione, e non di valutazione, perché è giusto mettere al centro cosa le bambine e i bambini hanno scoperto e non quanto individualmente hanno “imparato”.

 

Un concorso è infatti un’occasione non per “vincere” o mettersi in mostra, ma per sfruttare quanto abbiamo imparato, finalizzandolo a un obiettivo concreto e visibile – in questo caso, appunto, una “scatola generosa” da costruire e decorare e dove inserire pensieri legati al dono. Per imparare a essere testimonial di una causa, a dire “I care”, mi interessa, mi impegno, citando Don Milani. Tutti gli elaborati poi in primavera vengono votati da due giurie, una tecnica, di qualità, e una popolare (con voto su web).

Infine, tutte le classi vengono anche invitate a realizzare una “festa della Costellazione Luminosa” nel corso dell’anno per sensibilizzare gli altri bambini e raccogliere fondi.

 

Una costellazione Luminosa

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